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Dark and Lovely

"Se attraversi il più quotidiano di tutti i muri, allora il caos entra come una corrente travolgente."
                                                                      102/103 Nox Secunda
                                                                      Il Libro Rosso, Carl Gustav Jung

Quando mi sono trasferita a Johannesburg nel 2008, sono rimasta sorpresa nello scoprire che avrei dovuto vivere in un condominio con misure di sicurezza estreme. L’intero perimetro era protetto da un muro alto più di quattro metri, rinforzato con cavi ad alta tensione e sorvegliato da telecamere controllate da un unico cancello d’accesso. Nessuno poteva entrare senza autorizzazione.

Venivo da diverse città dell’America Latina, dove l’insicurezza era reale, ma non avevo mai sperimentato un’architettura della paura così esplicita. A Johannesburg, la violenza —eredità dell’apartheid, della disuguaglianza estrema, del razzismo strutturale— aveva riconfigurato completamente la vita urbana. La città è tra le più pericolose al mondo: rapine violente, sequestri lampo, invasioni domestiche. Ma al di là delle cifre, ciò che colpisce è come la paura organizzi lo spazio: muri, recinzioni, guardie, sensori e una vita sociale frammentata tra chi può permettersi protezione e chi resta fuori.

L’unica cosa che rompeva quell’isolamento era un fiume, il fiume Jukskei, che divideva il complesso in due. Senza riconoscere frontiere, il fiume mi portava frammenti di altre vite. E con essi, inevitabilmente, portava anche la mia. Anch’io arrivavo con la corrente. Come tanti altri, ho lasciato una vita alle spalle per costruirne un’altra. E mentre lo facevo, quel fiume —insistente, silenzioso— trascinava con sé oggetti che parlavano di altre esistenze, ma anche della mia.

​                                                                                                             Video installazione, 10’54’’

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